L’allarme del vicesindaco ai sindacati: “Aumenterà il numero delle persone che si rivolgeranno a noi per essere aiutate, ma mancheranno le risorse”
EMANUELA MINUCCI
TORINO
Il livello di allarme non è mai stato così alto». Se un tipo serafico come il vicesindaco Tom Dealessandri esce da una riunione con i sindacati Cgil, Cisl e Uil sull’emergenza occupazionale a Torino dicendo che «i problemi ci sono e riguardano la belleza di 100 mila persone» allora vuol dire che la questione non è seria, di più.
Si parte proprio da questo dato: fra disoccupati (nuovi e vecchi), gente in mobilità o in cassa integrazione ormai si è arrivati alla cifra record di un nono dei torinesi con un problema di lavoro urgente. Cifre che mettono i brividi e porteranno con sè uno tsunami di nuovi problemi per il Comune. «Perchè quando si perde il lavoro, le finestre sotto le quali si va a protestare - ha spiegato il vicesindaco - sono sempre quelle di Palazzo Civico». Un Comune a cui ci si rivolge se si è rimasti senza casa, senza lavoro, senza sostegno: e la parola che riassume tutti questi servizi si chiama Welfare. C’è u altro piccolo problema, però. Se anche il Comune è rimasto con i conti a secco può fornire sempre meno assistenza. Ecco l’altra faccia del dramma.
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